Dare un’anima agli oggetti // LUIGI GHIRRI
November 7th, 2011

Era febbraio, era il 1992. Un freddo inverno a spalmarsi nebbioso sulla pianura padana. Un’immagine divisa in due, l’ultimo scatto di grande un fotografo. L’ultimo scatto di un uomo in grado di dare un’anima agli oggetti.

Luigi Ghirri (Scandiano, 5 gennaio 1943 – Roncocesi, 14 febbraio 1992) è stato un fotografo italiano. E’ il 1970 quando inizia a scattare. Il periodo è culturalmente florido, stimolante sicuramente. Ghirri bazzica in ambienti intellettuali, si confronta con artisti concettuali, esplora il peuple dell’avangard. Ha oltre che un’innato talento un modo sensibile e accorto di confrontarsi con la vita. Cartelloni, insegne, segni dell’uomo lasciati sul territerio. Questi i primi soggetti da lui scelti.



Dal 1980, sollecitato da Vittorio Savi, si confronta con la fotografia di architettura nel territorio. Il risultato è chiaro. I suoi paesaggi sono sospesi, eterei anche, ma al contempo “densi”, nel senso più metafisico del termine. Attimi congelati, ma mantenuti caldi da qualcosa. Frame di vita, nel senso nuovamente più concettuale del termine.



Un altro elemento che caratterizza la fotografia di questo artista è la palette colori. Cromie desaturate, una poetica fatta di delicate sfumature e filtri color crema. Firma stilistica ermessa anche da una fruttuosa collaborazione con il suo stampatore Arrigo Ghi.




Portrait 1976_Kodachrome
“Fin da bambino, le fotografie che mi piacevano maggiormente erano quelle di paesaggio. Mi affascinavano particolarmente queste fotografie, dove immancabile, immobile, appariva un piccolo uomo sovrastato da cascate, monti, rocce, alberi altissimi e palme grandiose, o sul ciglio di un burrone. Questo omino lo trovavo poi nelle cartoline, che raffiguravano piazze più o meno celebri, oppure arrampicato su monumenti storici, o disperso nel foro di Roma. (…) io lo vedevo in questo modo e credevo attraverso questo omino di comprendere il mondo e lo spazio.
Quando più tardi ho iniziato a fotografare, ho continuato a guardare le fotografie di paesaggio, ma non ho più trovato l’omino. Scenari stupendi, fondali, spazi sempre più deserti ed incomprensibili si susseguivano, si frantumavano, si moltiplicavano in modo sempre più vertiginoso. Ma tutto questo mi sembrava inabitabile, o meglio i luoghi si erano dissolti, erano rimasti splendidi fondali in bianco e nero o in technicolor, l’omino era sparito; se ne era andato via ed aveva portato con sé la rappresentazione dei paesaggi e vi aveva lasciato il loro simulacro”



Una fotografia fatta di sussurri e di silenzi, cornici di momenti guardati da un’occhio che osserva senza mai stancarsi. Emozionato di fronte alla bellezza delle semplici cose.



Uno sguardo vivo sulla vita, capace di emozionarsi (e emozionare) con un linguaggio che sfonda le porte della semplice apparenza.






























Stupende queste postcards.
Renard
7 Nov 11 at 1:45 pm
[...] stata a New york la signorina.(dove c’è quiete, mare e giostre c’è Ghirri)E in Costa Azzurra..E pure a Barcellona..Meglio tenerla d’occhio:www.Claudiazalla.itWritten [...]
THE LOST INNOCENCE
6 Dec 11 at 11:41 am