Quant' è amara la dolce vita.

ottobre 8th, 2012

Difficile parlare di un capolavoro, un capolavoro forse non ha bisogno di commenti.

Un lungo spettacolo che mixa con sapienza l'elemento più popolare ad un sottile discorso critico, sociologico, estremamente contemporaneo e acuto. La Dolce Vita (Fellini-1960), è uno di quei film che si possono rivedere mille volte, trovando in ognuna di queste uno spunto nuovo di riflessione profonda ma -al contempo- di divertimento e amara ironia. Un film che se fosse un libro sarebbe pieno di sottolineature, appunti e note a piè pagina. Il linguaggio di Fellini si mostra nella sua pienezza in una struttura filmica liquida, aperta, composta da una collezione di aneddoti e personaggi che nelle loro peculiarità ben incarnano il periodo storico rappresentato e il teatro in cui questa mette in atto il suo stesso teatrino: Roma, caput mundi della golden age, del sogno, del cinema, del jet set.

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Non si parla più di fedele trasposizione della realtà, ma di “fedele” reinterpretazione caricata di una drammaticità che sottolinea con forza gli aspetti più tragici e grotteschi della narrazione. Marcello Rubini, giornalista scandalistico e scrittore fallito, attraversa Roma in un convulso peregrinare senza sosta: i salotti dell'aristocrazia,  la casa allagata di una prostituta, la più conosciuta fontana di Trevi fino ai ricevimenti nobiliari del Viterbese.

Il film ci racconta , con quella che potrebbe essere la voce di un contemporaneo cantastorie, la corte della Dolce Vita romana quella del jetset, senza dimenticarsi però di contrapporsi la vita vera fatta anche (e soprattutto) di povertà, di falsi miracoli, ambizioni tradite, amori sofferti e opprimenti. Episodi apparentemente slegati tenuti insieme dalla città stessa e dal melanconico  cicerone che si fa carico di raccontarcela. Un film fatto di toni e personaggi profondamente contrapposti ma in dialogo, caratteri che prendono senso in un balletto di considerazioni senza tempo, un occhio clinico e spietato sull'animo sognatore ( e credulone) italiano ma troppo spesso inetto nel mettere in pratica quanto sogna.

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ottobre 8th, 2012 at 9:02 pm